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Redi. Scuola e teatro, un binomio indissolubile.

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Scuola e teatro: un binomio indissolubile, un’esperienza da vivere e condividere è per noi della Redi il teatro a scuola.

Forti di una rigorosa progettualità, pedagogicamente testata negli anni e articolata sull’intero triennio, i docenti hanno portato generazioni di allievi a provare il teatro all’interno delle aule scolastiche.  Senza alcuna pretesa di creare una qualsivoglia accademia, crediamo nella funzione primigenia del teatro come forma d’arte completa in cui si fondono conoscenza, creatività e competenze emotive e sociali, volte alla formazione di un soggetto che sia essenzialmente un buon cittadino. 

L’azione del laboratorio teatrale infatti aiuta i ragazzi a socializzare, è un’ottima risorsa conoscitiva per la costruzione del gruppo classe ed ha un valore fortemente inclusivo e rispettoso delle diversità, quelle diversità che oggi non esistono più, in quanto ognuno, nella propria unicità, è diverso dagli altri.

Fare teatro a scuola accresce l’autostima, apre alla scoperta del proprio corpo e la strada alla consapevolezza delle emozioni così difficili da decifrare nell’età della adolescenza che non conosce mezze misure e colori intermedi: o bianco o nero, egocentrici o timidi, aggressivi o refrattari a qualsiasi stimolo, pigri, esuberanti. Accade spesso però durante le lezioni di laboratorio, dopo una iniziale e comprensibile ritrosia, che i ragazzi si mostrino sorprendentemente disponibili ad aprirsi, a mettersi in gioco, superando o scendendo a patti con la timidezza, la vergogna  e si concentrino su se stessi, sul proprio corpo e sulla relazione.

Spostando invece l’ottica sugli altri “ attori” del gruppo classe, gli insegnanti, possiamo notare quanto un progetto teatrale possa modificare talvolta anche il rapporto di questi con i propri alunni. In un contesto fortemente verticalizzato, come quello scolastico, connotato da una certa passività, unidirezionalità e accettazione più o meno consapevole del sistema educativo, con il punto focale dell’attenzione è rivolto verso il docente, il teatro in aula si fa portatore di un’altra prospettiva, più organica alla classe. Il docente, mentre segue la lezione dell’operatore, si eclissa dalla dimensione strutturata che gli è propria, per assumere quella di osservatore privilegiato delle dinamiche della classe. Questo rinnovato punto di vista, permette al docente di vedere altri lati della personalità del proprio alunno, che di solito sfuggono, come si muove, come agisce in contesti meno strutturati,  sempre nel rispetto delle regole e dei ruoli.

In ultima istanza, fare teatro nelle aule scolastiche è anche un ”farsi luogo”, che pur essendo il medesimo, diventa altro, quando si fa laboratorio. Quell’aula, area di pena e di noia infinita per molti, sgombra di sedie e banchi, con una linea di gesso tracciata alla buona al centro, cessa di essere aula e diventa il luogo in cui sperimentare qualcosa di diverso “si fa luogo” di un modo alternativo di fare scuola. Altro luogo, altro tempo accade allora, non più quello  misurato e scandito dalle prestazioni, dalle spiegazioni, dai test, ma quello personale e imprevedibile delle emozioni: lunghissimo, fulmineo, unico. 

L’attività teatrale dunque non è scissa dal processo educativo, ne è, anzi, parte integrante dal momento in cui essa implica un lavoro del ragazzo prima su se stesso, poi in relazione al gruppo, nell’ottica della valorizzazione del lavoro individuale e collettivo in cui emerga l’identità di ognuno.  

Parafrasando Goldoni e la sua riforma del “Mondo e teatro”, se il teatro è lo specchio del mondo ed anche la scuola lo è, il teatro può reclamare pieno spazio, diritto e valore all’interno di essa .

Prof.ssa Daniela Meacci