Lunedì, 12 Febbraio 2018 21:27

REDI: L'ALBERO DELLA MEMORIA In evidenza

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La comunità ebraica di Firenze ha proposte alle scuole alcuni percorsi per sensibilizzare i ragazzi al tema della Shoah. 

Quattro classi  nel mese di marzo aderiranno al laboratorio intitolato

“La piramide dell’odio”. Mentre le classi IIIB, IIIF ( 23 gennaio) e la classe IIIE  

(1 febbraio)  si sono già recate in Sinagoga per svolgere il laboratorio intitolato “L’albero della memoria”. 

Il titolo nasce dalla metafora dell’albero che, per quanto possa essere potato, continua comunque  ad affondare le sue radici nel terreno dal quale attinge nuova vita, così come la memoria deve continuamente essere alimentate perché non si perda il ricordo di ciò che è stato.

Gli alunni sono stari accompagnati  all’interno della scuola ebraica da una guida che, dopo aver raccontato la vita e l’esperienza di Primo Levi, ha letto e commentato alcuni brani tratti dal libro: “Se questo è un uomo”, riuscendo a far rivivere ai ragazzi l’atmosfera di quel tragico periodo storico. La mattinata si è conclusa con la visita della sinagoga e del museo ebraico.

Tanti gli stimoli e le riflessioni che tutti noi ci siamo riportati a casa, di seguito alcune riflessioni di alunni di IIIE:

 

“ Tante parole, brividi sulla pelle.

Tanti racconti ed avvenimenti, lacrime che a momenti invadono il mio viso.

Dettagli, documenti, processi, lettere, testimonianze, tutto ciò per non dimenticare, per non compiere di nuovo cose di questo genere […] Questo laboratorio: “L’albero della Memoria”, spero di portarmelo sempre nel cuore, perché mi ha fatto riflettere molto. Come si fa ad essere così crudeli con qualcuno? Come si fa ad uccidere dei bambini che non hanno colpa?”

 

“ No, no è possibile.

Non è possibile nemmeno immaginare quello che era un campo di sterminio […] due morsi di pane raffermo e gli uomini sapevano che, se loro mangiavano, toglievano il pane a qualcun altro, se loro bevevano, toglievano l’acqua a qualcun altro e insieme a questo la paura, ovunque, in ogni momento, di essere uccisi, il dolore delle torture e delle percosse, la morte degli amici, dei familiari, la dignità tolta […] immaginate una bambina di 4 anni, lei non ha colpe, lei non ha commesso crimini, lei è nata ebrea. Arriva ad Auschwitz: da un secondo all’altro lei non è più una persona, è un numero. Lei, un essere umano, un essere vivente dotato di volontà propria, di vita, è un numero. Viene uccisa mezz’ora dopo in una camera a gas. […]. Ora ci chiedono di immaginare questo, la vita di uomo, spenta come una candela, la vita di una madre strappata ai figli e soffocata nelle ceneri, la vita di un bambino spezzata con un movimento delle dita. 

No, non è possibile immaginare.”

 

“ Soltanto ora ho capito che dobbiamo sempre ricordare ciò che è successo, perché il fascismo e il nazismo non sono scomparsi nel ’45, ma sono ancora negli occhi di tanti di noi quando incrociamo per strada uno “ diverso” da noi.”

“ Abbiamo detto molte parole e molte ne abbiamo ascoltate, tentando di comprendere l’enorme portata dell’orrore con cui ci stavamo confrontando. Alcune sono rimasta nell’aria più a lungo di altre, abbastanza leggere da vorticare nei pensieri di tutti portando con loro immagini terribili eppure più pesanti del piombo: notte, fuoco, morte, vita, errore, giustizia, urla, silenzio, religione, giustizia, bambini, malattie, violenza e talmente tante altre da costruire una lunga fila di frasi che raccontano storie così terribili da lasciare stordito chi le ascolta, storie che si ha la possibilità di conoscere solo grazie a coloro che hanno avuto il coraggio di ricordare. La memoria, infatti, è un fardello e un tesoro che dubbiamo continuare a portare, per quanto pesante: la nostra società è costruita sulla sommità di un albero e molti si chiedono che senso abbia guardare in direzione del terreno invece di concentrarsi solo sul cielo. Eppure, per far si che l’albero sopravviva le radici sono fondamentali e anche la scelta del modo in cui crescere ne sarà influenzata. Dobbiamo sforzarci di migliorare, non andare avanti senza fermarci mai a riflettere. La Shoah è un ramo contorto dell’albero. Se ci rifiutiamo di credere che questo ramo esista, non riusciremo a far nascere germogli lì. Dobbiamo accettare i fatti e collaborare perché non si ripetano, dubbiamo piangere per i morti e ridere perché ci è stata data la possibilità di continuare e, nonostante tutto, di ricostruire dalle macerie. Dobbiamo ricordare.

 

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Letto 49 volte Ultima modifica il Lunedì, 12 Febbraio 2018 21:49
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